
Incenso in resina
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Incenso in resina naturale: olibano, mirra, copale e sangue di drago su carbone
L’incenso in resina si distingue da tutte le altre forme di incenso per un semplice criterio: è materia prima, non trasformata, non legata, non compressa. Nessuna polvere agglomerata attorno a un bastoncino di bambù, nessuna composizione industriale con leganti sintetici. Una resina di incenso è l’essudato naturale di un albero o di un arbusto, raccolto tramite incisione della corteccia o recupero di essudati spontanei, essiccato all’aria aperta fino alla solidificazione parziale o totale. Ciò che acquistate sotto forma di lacrime, granuli o pezzi irregolari è chimicamente simile a ciò che cadeva dall’albero alcuni mesi fa.
Questa natura grezza ha una conseguenza diretta sulla combustione: una resina non brucia da sola. Richiede una fonte di calore costante, generalmente un carbone autoaccendibile (disco di carbone di 33 mm o 40 mm di diametro) posto in un incensiere resistente al calore, su un letto di sabbia fine di 3-5 cm di spessore per evitare la trasmissione termica diretta al contenitore. Una volta che il carbone è incandescente (circa 3 minuti dall’accensione, deve essere grigio-bianco sulla faccia superiore), si depositano i granuli direttamente sopra. La resina si scioglie, si vaporizza e si diffonde. È un utilizzo che richiede un po’ di materiale, ma che produce una qualità olfattiva senza pari nei formati trasformati.
Le resine di incenso e i loro profili botanici reali
L’olibano, commercializzato con il nome generico di frankincense, è la resina di diverse specie del genere Boswellia: Boswellia sacra dell’Oman e dello Yemen, Boswellia carterii della Somalia e dell’Etiopia, Boswellia serrata dell’India centrale. La composizione chimica varia a seconda della specie e dell’origine: l’olibano somalo è ricco di α-pinene e limonene, con una nota citronata riconoscibile; l’olibano dell’Oman (Boswellia sacra, detto “hojari”) contiene una maggiore quantità di acidi boswellici, triterpeni pentaciclici, e produce alla combustione un fumo bianco più denso con un profilo legnoso più complesso. I granuli di qualità superiore sono di colore da bianco-giallastro ad ambrato, traslucidi, senza impurità di corteccia. Evitate i lotti molto scuri o polverosi che indicano una miscela di raccolti o un’essiccazione insufficiente.
La mirra proviene dal genere Commiphora, principalmente Commiphora myrrha e Commiphora molmol, arbusti spinosi del Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea) e della penisola arabica. Le sue lacrime sono di colore da rosso-marrone a nero-marrone, con una superficie esterna secca e opaca, una frattura interna brillante e vetrosa. Chimicamente, contiene sesquiterpeni, furanosesquiterpeni e resine gommose complesse. La sua combustione emana un fumo più denso dell’olibano, con una nota terrosa, quasi amara, che ne fa un complemento olfattivo tradizionale all’olibano nelle miscele liturgiche documentate fin dall’antichità egizia.
Il copale indica un gruppo di resine botanicamente eterogenee raccolte principalmente in America centrale e meridionale, provenienti da specie diverse a seconda della varietà: copale bianco (Bursera bipinnata, Messico), copale nero (Bursera graveolens, Perù ed Ecuador), copal anime (Hymenaea courbaril, Brasile). Si tratta di una resina più fresca, più leggera alla combustione rispetto alla mirra, con una caratteristica nota resinosa-legnosa. Il copale bianco presenta lacrime di piccole o medie dimensioni, leggermente appiccicose se esposte al calore ambientale, il che è normale per questa resina meno polimerizzata dell’olibano.
Il sangue di drago è una resina di colore rosso vivo, una delle più distintive dal punto di vista visivo presenti sul mercato. Le fonti botaniche variano a seconda dell’origine geografica: il sangue di drago della Malesia e dell’Indonesia proviene da Daemonorops draco (famiglia delle Arecaceae), mentre quello delle Canarie e delle isole della Macaronesia da Dracaena draco. Il colore rosso è dovuto a flavonoidi specifici (dracorubina, nordracorubina) e a diterpenoidi. Quando brucia, emana un fumo leggero, con una nota resinosa dolce, sensibilmente diversa dall’olibano o dalla mirra. La sua tonalità intensa lo rende facile da identificare: diffidate dei prodotti commercializzati come sangue di drago di un rosso troppo uniforme e brillante, che possono indicare un prodotto colorato.
Il benzoino merita una menzione a parte: è la resina di Styrax benzoin (Sumatra) o Styrax tonkinensis (Laos, Vietnam), e la sua composizione chimica — ricca di esteri dell’acido benzoico e cinnamico — gli conferisce un profilo olfattivo radicalmente diverso dalle oleoresine sopra citate: vanigliato, leggermente lattiginoso, con una dolcezza insolita per una resina. Si scioglie a una temperatura più bassa rispetto all’olibano, il che significa che i granuli depositati sul carbone bruciano e si consumano rapidamente. Il benzoino di Sumatra si presenta in pezzi grigio-marroni con caratteristiche inclusioni bianche; il benzoino tonkin è più uniforme, bruno-rossiccio, e generalmente considerato di migliore qualità olfattiva dai profumieri.
Scegliere una resina di incenso: criteri concreti
- Origine geografica verificabile: un olibano etichettato “Boswellia sacra Oman” o “Boswellia carterii Somalia” è un’informazione; un olibano etichettato “d’Oriente” non lo è.
- Aspetto fisico: lacrime o granuli senza polvere eccessiva, senza odore di muffa, senza corpi estranei (frammenti di corteccia in grande quantità indicano un raccolto di bassa qualità). Per la mirra, la frattura interna deve essere brillante, vitrea.
- Confezionamento: le resine si ossidano e perdono il loro profilo olfattivo a contatto prolungato con l’aria e la luce. Barattolo ermetico, conservazione al riparo dal calore diretto e dalla luce UV, conservazione fino a diversi anni in buone condizioni.
- Carbone compatibile: utilizzare carboni autoaccendenti di qualità (dischi da 33 o 40 mm) e attendere sempre la completa incandescenza prima di posizionare la resina. Un carbone mezzo acceso produce una combustione incompleta che altera il profilo olfattivo.
Le resine sono utilizzate in contesti molto diversi a seconda delle tradizioni documentate: liturgia cristiana ortodossa (olibano puro), cerimonie precolombiane e mesoamericane attuali (copale), rituali olfattivi islamici (oud, mirra) e, dal XIX secolo, nelle pratiche esoteriche occidentali che attribuiscono a ciascuna resina corrispondenze simboliche specifiche a seconda delle scuole (martinismo, rosa-croce, wicca). Questi usi simbolici e tradizionali sono documentati e coerenti con la storia di ciascuna resina; essi rimangono distinti da qualsiasi affermazione medica, che del resto queste pratiche generalmente non formulano.
La conservazione delle resine in magazzino è semplice ma non trascurabile. La maggior parte si conserva per diversi anni senza degrado significativo se tenuta al riparo dall’umidità (il benzoino è particolarmente igroscopico, può appiccicarsi e agglomerarsi in presenza di elevata umidità), dal calore diretto (l’olibano si ammorbidisce oltre i 35-40 °C) e dalla luce diretta prolungata. La resina di copale nero peruviano è la più sensibile al calore ambientale: a 28 °C può presentare una superficie appiccicosa, il che non ne compromette la qualità olfattiva ma rende meno preciso il dosaggio sul carbone.




































