
Oli vegetali - idrolati
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Olio di argan biologico 100 ml
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Olio di jojoba biologico 50/100 ml
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Olio vegetale di sesamo biologico 100 ml
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Oli vegetali e idrolati: capire cosa si acquista prima di formulare
Un olio vegetale e un idrolato non sono due versioni dello stesso prodotto. Si tratta di due materie prime fondamentalmente diverse per natura chimica, modalità di estrazione e impiego nella cosmesi naturale o nella cura del corpo. Confonderli equivale a mettere insieme le mele e le arance: entrambe finiscono in un armadio, ma non per gli stessi motivi. Un olio vegetale è una fase lipidica ottenuta per spremitura meccanica o estrazione con solvente da semi, noci o noccioli. Un idrolato è una fase acquosa aromatizzata, coprodotto della distillazione a vapore di materie vegetali fresche o essiccate. Questi due processi hanno i propri criteri di qualità, le proprie condizioni di conservazione e la propria logica d’uso.
Oli vegetali: cosa determina realmente la composizione in acidi grassi
Il profilo degli acidi grassi di un olio vegetale determina direttamente la sua consistenza, la sua penetrazione cutanea, la sua stabilità all’ossidazione e i suoi impieghi nelle formulazioni. Non si tratta di un’astrazione biochimica: è il dato pratico più utile per scegliere tra due oli. L’olio di argan (Argania spinosa, prima spremitura a freddo, Marocco – valle del Souss) contiene dal 43 al 49% di acido oleico (C18:1) e dal 29 al 36% di acido linoleico (C18:2), con un contenuto di tocoferoli che può raggiungere i 700 mg/kg. Questa ricchezza di vitamina E naturale giustifica la sua reputazione di relativa stabilità, sebbene il suo contenuto di acidi insaturi imponga una conservazione al riparo dalla luce e dal calore, in un flacone opaco. L’olio di jojoba (Simmondsia chinensis, Sonora messicano o Negev israeliano) è tecnicamente una cera liquida, composta al 97% da esteri di cere, senza acidi grassi liberi in senso stretto. Non irrancidisce, tollera meglio il calore rispetto agli oli convenzionali e presenta un profilo di penetrazione che imita il sebo umano. Queste caratteristiche lo rendono una scelta razionale per le pelli grasse o per le formulazioni a lunga durata.
L’olio di rosa mosqueta (Rosa rubiginosa o Rosa canina, spremuto a freddo dai semi, Cile o Bulgaria) è uno dei rari oli vegetali naturalmente ricchi di acido linolenico (C18:3 omega-3, 30-40%) e di acido trans-retinoico precursore, il che spiega il suo impiego documentato nei trattamenti cicatrizzanti. Ma proprio questa ricchezza di acidi grassi polinsaturi lo rende molto instabile: un olio di rosa mosqueta conservato male o tenuto troppo a lungo sviluppa un caratteristico odore rancido che segnala un’ossidazione avanzata. Da conservare in frigorifero, da utilizzare entro sei mesi dall’apertura.
- Prima spremitura a freddo: estrazione meccanica senza apporto di calore, preserva gli acidi grassi e i micronutrienti. Cercate l’indicazione esplicita sull’etichetta, non solo “naturale” o “puro”.
- Raffinato o deodorato: estrazione a caldo o con solventi, seguita da purificazione. Profilo chimico impoverito, consistenza più leggera, minore interesse cosmetico attivo ma prezzo inferiore e odore neutro.
- Certificato biologico: garantisce l’assenza di residui di pesticidi sistemici, rilevante per oli con un forte potenziale di penetrazione cutanea come l’olio di nocciolo di albicocca (Prunus armeniaca) o di sesamo (Sesamum indicum).
Idrolati: distillati acquosi, non acque floreali da supermercato
Un idrolato autentico si ottiene mediante distillazione a vapore di materie vegetali fresche o secche. Il vapore attraversa la materia vegetale, estrae le molecole aromatiche volatili idrosolubili, quindi si condensa. L’acqua recuperata costituisce l’idrolato; l’olio essenziale galleggia separatamente e viene decantato. L’idrolato contiene quindi molecole aromatiche in tracce (tra lo 0,02% e lo 0,5% a seconda della pianta), oltre a composti polari non presenti nell’olio essenziale corrispondente. Non si tratta di un olio essenziale diluito in acqua: i profili chimici divergono in modo significativo. L’idrolato di rosa damascena (Rosa damascena, Bulgaria – valle di Kazanlak, o Marocco – regione di Kelaat M’Gouna) contiene principalmente feniletanolo e citronellolo in sospensione acquosa. Il suo pH oscilla tra 4,0 e 5,5, naturalmente leggermente acido, compatibile con la pelle umana.
L’idrolato di camomilla romana (Chamaemelum nobile, Francia – principalmente Maine-et-Loire) si distingue dalla camomilla tedesca (Matricaria chamomilla, Ungheria, Egitto) per il suo profilo aromatico: esteri di anidridi dell’acido angelico e isobutirrico per quella romana, bisabololo e tracce di camazulene per quella tedesca. Queste differenze non sono cosmetiche nel senso stretto del termine. La conservazione di un idrolato richiede maggiore rigore rispetto a quella di un olio vegetale: assenza di oli essenziali in concentrazione conservante, pH acido naturale come unica barriera microbiologica parziale. Un idrolato confezionato in un flacone trasparente, conservato a temperatura ambiente, presenterà rapide contaminazioni microbiche. Flacone in HDPE opaco, conservazione in frigorifero, utilizzo entro dodici mesi dall’apertura: queste condizioni non sono facoltative.
Scegliere tra olio vegetale e idrolato in base all’uso effettivo
Nella cura quotidiana del viso, un olio vegetale applicato puro è adatto alle pelli da secche a normali, a condizione di scegliere una penetrazione adeguata: l’olio di squalano (derivato dall’oliva Olea europaea o dalla canna da zucchero) penetra rapidamente e non lascia un film oleoso residuo, a differenza dell’olio di cocco (Cocos nucifera) a predominanza laurica (dal 45 al 52%), più occlusivo e inadatto alle pelli acneiche. Gli idrolati si utilizzano nella fase acquosa delle formulazioni fai da te, come tonico dopo la detersione o come spray lenitivo. La loro concentrazione in principi attivi è bassa, il che li rende meno reattogeni rispetto agli oli essenziali corrispondenti e utilizzabili senza diluizione sulle pelli sensibili, secondo la tradizione erboristica occidentale. Questa tolleranza non costituisce una garanzia sistematica: alcune persone sviluppano sensibilità ai composti polari degli idrolati, in particolare quelli contenenti eugenolo o mentolo.
Nelle formulazioni di saponi o cosmetici fatti in casa, i due tipi di materie prime svolgono ruoli tecnici non intercambiabili: l’olio vegetale costituisce la fase grassa, l’idrolato sostituisce l’acqua distillata nella fase acquosa per apportare un profumo naturale e principi attivi supplementari. Sostituire l’acqua con un idrolato in un’emulsione modifica il pH della formula e può influire sulla stabilità a seconda dell’emulsionante utilizzato. Si tratta di scelte tecniche che meritano di essere testate prima della produzione, non di sostituzioni istintive.














